Dylan Dog 251 - IL GUARDIANO DEL FARO [TNTVillage.org]

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[color=blue][SIZE=16]Dylan Dog 251 - IL GUARDIANO DEL FARO [/align][/SIZE][/color]
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 .: Dettagli :. 
Autore: Tiziano Sclavi
Titolo: Dylan Dog
Tipologia: Collezione di fumetti
Anno: dal 1986
Nazionalità: Italia
Genere: Horror
Formato dei file: CBR


Dylan Dog, indagatore dell'incubo squattrinato, affronta tutta la tradizione horror precedente con una vena di surrealismo e polemica antiborghese ponendosi in difesa dei deboli e degli oppressi contro i torturatori di ogni tipo. La caratterizzazione grafica di Dylan Dog è ispirata all'attore Rupert Everett, l'ambientazione tipica è quella di Londra, dove il protagonista vive, al numero 7 di Craven Road. L'abbigliamento è uno dei suoi elementi caratterizzanti: veste sempre allo stesso modo, camicia rossa, giacca nera, jeans blu e scarpe clarks; ha comprato 12 completi identici dopo la morte della sua fidanzata Lillie Connoly, seguendo un consiglio dell'ispettore Bloch. Il suo nome è stato ripreso dal poeta Dylan Thomas.
Dylan Dog è vegetariano ed astemio (dopo esser stato alcolizzato).
Il primo consiglio che solitamente dà ai suoi clienti è di andare da uno psicologo/psichiatra, e non crede nelle coincidenze.

[color=blue]:::->Luoghi, oggetti ed elementi caratteristici del fumetto<-:::[/color]
L'automobile: un maggiolone cabriolet (che spesso decide di fermarsi ma che Dylan Dog non cambierà mai) targato DYD 666; l'indagatore dell'incubo ha trovato il suo immortale e rumoroso veicolo ne Il numero duecento (n. 200). Dopo aver risolto il suo primo caso (uno zerbino stregato assillava i proprietari di un'abitazione), a Dylan viene offerto al posto della parcella il maggiolone che, ormai vecchio e rumoroso, creava solo disagi ai suoi proprietari. 
Il clarinetto (comprato nell'assurdo negozio transdimensionale Safarà) con cui Dylan sa suonare solo "Il trillo del diavolo", celebre sonata in sol minore di Tartini. 
Il modellino di galeone (destinato a non essere mai finito ed a cui si legano molte vicende riguardanti il passato del personaggio); esso venne acquistato dopo la morte di Lillie Connolly nel negozio Safarà. Viene terminato nel numero 100 della serie scatenado una serie di eventi che porteranno il nostro eroe ad incontrare i suoi genitori. 
La casa di Londra, al 7 di Craven Road (il nome si ispira a Wes Craven, uno dei più grandi registi dell'horror, autore tra l'altro di Scream), caratterizzata da un campanello che urla invece di suonare e dall'assurdo arredamento. 
La pistola, trovata in una grotta a Moonlight (paesino marittimo inglese) quando era ancora un ragazzino, che tuttavia non porta quasi mai con sé, spesso è affidata a Groucho, il quale ha il compito di lanciarla a Dylan ogni volta che ne ha bisogno. 
I dischi, spesso heavy metal, che Dylan ascolta dopo aver suonato il clarinetto e dopo aver lavorato un po' al galeone, per concentrarsi (questo elemento è poi andato scomparendo) 
La postura contorta con la quale si siede per ascoltare, interessato e scettico, i casi che gli vengono affidati. 
Quello che Dylan definisce il suo "quinto senso e mezzo", cioè la sensazione che qualcosa non torni, che ci sia qualcosa da scoprire che avverte ad ogni nuovo caso. 
Il poster del "Rocky Horror Picture Show" appeso su una parete del suo studio. 
L'esclamazione di Dylan "Giuda Ballerino", presente già dal primo albo e mai persa nel corso degli anni. Come narrato nell'albo crossover Dylan Dog e Martin Mystère - Ultima fermata: l'incubo!, tale esclamazione fu usata per la prima volta quando davanti ai due protagonisti si spalancò una voragine oltre la quale videro l'Inferno. Questa esclamazione è presente anche in un flashback dell'adolescenza di Dylan, nel numero 74 (Il Lungo Addio del 1993). Lo stesso Sclavi svela che l'esclamazione apparteneva ad un suo amico di lunga data, il giornalista Gianluigi Gonano. 
In ogni numero dell'Indagatore dell'Incubo sono presenti decine di citazioni più o meno palesi, frutto di una accurata scelta di Sclavi, appassionato di citazioni. 

 :::->Le uscite in edicola<-::: 
Nell'ottobre 1986 avvenne il suo esordio in edicola con il numero 1, intitolato L'alba dei morti viventi, con soggetto e sceneggiatura di Tiziano Sclavi e disegni di Angelo Stano; si rivelò essere un grande successo di pubblico negli anni a venire, uno dei maggiori nel fumetto di fine anni Ottanta; in particolare Dylan Dog poteva contare su un ampio pubblico femminile, al tempo, in Italia, solitamente poco interessato al fumetto. Nel maggio 2003 è uscito in edicola l'albo numero 200, intitolato Il numero duecento, con soggetto e sceneggiatura di Paola Barbato e disegni di Bruno Brindisi. Nei mesi di ottobre e novembre 2006 , sono stati approntati – sempre a cura di Paola Barbato e Bruno Bindisi – gli albi 241 Xabaras e 242 In nome del padre, contenenti una storia in due parti (eccezionalmente a colori) realizzata appositamente per festeggiare il ventesimo compleanno di Dylan (ottobre 1986-ottobre 2006).

Fin da subito, a differenza di altre testate, ha avuto un suo speciale annuale, cui in seguito si sono aggiunti uno speciale gigante, un almanacco (della paura) e uno speciale Maxi.

Il valore raggiunto ad un certo punto tra i collezionisti del numero 1 ha portato alla stampa di copie false. Riconoscibili per la scarsa qualità della carta (piuttosto gialla) e di stampa. Note tra i collezionisti del settore, sono circolate per qualche tempo nelle frequenti mostre mercato del settore.

 :::->Tiziano Sclavi<-::: 
(Broni, 3 aprile 1953) è un autore di fumetti italiano.
Sclavi è noto in particolare per la creazione di Dylan Dog, una delle serie italiane di maggior successo. In realtà nel corso della sua carriera ha affrontato numerose e diverse forme di scrittura, spaziando dalla narrativa, alle canzoni, ai libri per bambini.

Tiziano Sclavi vive i primi anni della sua vita in varie località della provincia di Pavia, principalmente a Stradella, pur trasferendosi spesso a causa del lavoro del padre, segretario comunale.
Vince giovanissimo un concorso di scrittura alle scuole medie con una serie di racconti intitolata Storie Storte. Durante il Liceo Classico collabora con il Messaggero dei ragazzi e con il Corriere dei Piccoli. Finito il Liceo si traferisce a Milano, dove inizia una collaborazione con il Corriere dei ragazzi dove inizierà a scrivere testi per i fumetti. Nei primi anni settanta pubblica diversi racconti gialli con lo pseudonimo di Francesco Argento, in omaggio a Francesco Guccini e Dario Argento. In seguito pubblica altri racconti ed il romanzo: Film.
Nel 1981 Sclavi inizia a lavorare per la Casa Editrice Cepim, di Sergio Bonelli, in qualità di sceneggiatore per fumetti, scrivendo storie per varie serie, tra le quali: Zagor, Mister No, Ken Parker e Martin Mystère. Nel 1986 esce il primo numero di Dylan Dog, pubblicato da Sergio Bonelli Editore, che in breve diventerà uno dei più venduti e famosi fumetti italiani.
I suoi primi romanzi, Film (1974) e Guerre terrestri (1978), passano del tutto inosservati, ma dopo il successo di Dylan Dog, Sclavi ha la possibilità di farsi notare anche con opere che erano rimaste nel cassetto per anni. Vedono la luce quindi Tre (1988), Dellamorte Dellamore (1991, scritto in realtà prima di Dylan Dog a cui è servito da ispirazione), Nero (1992), Sogni di sangue (1992), Apocalisse (1993, versione definitiva di Guerre terrestri), Nel buio (1993), Mostri (1994), La circolazione del sangue (1995), Le etichette delle camicie (1996), Non è successo niente (1998).
Dopo quest'ultima opera, deluso dalla fredda accoglienza di pubblico e critica, Sclavi dichiara di non aver più niente da raccontare, ma nell'aprile 2006 ritorna sui suoi passi pubblicando un altro romanzo: Il tornado di valle Scuropasso.
Dai suoi romanzi Nero e Dellamorte Dellamore sono stati tratti gli omonimi film girati rispettivamente da Giancarlo Soldi (1992) e Michele Soavi (1994).
Nel 1994, con Mostri, ha vinto il Premio Scerbanenco.
Nel 2005 ha donato alla biblioteca comunale "Bruno Munari" di Venegono Superiore (VA) parte della sua biblioteca personale con un lascito di quasi 8000 volumi di grafica, fumetti, disegno e arti varie che verrà catalogato e conosciuto come il Fondo Sclavi. 

 
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